HONEYPOT

Definizione di honeypot

Il loro nome si ricollega al mondo dello spionaggio, dove spesso una relazione romantica viene sfruttata per rubare segreti, come un “barattolo di miele” lasciato aperto a mo’ di esca. Spesso, una spia nemica viene compromessa con una trappola di questo tipo e poi ricattata per ottenere tutte le informazioni che conosce.

In termini di sicurezza informatica, un honeypot virtuale funziona in modo simile, fungendo da esca per hacker. Nello specifico, si tratta di un computer sacrificale usato come trappola per attirare un attacco informatico. Si presenta come un bersaglio per gli hacker e sfrutta il loro tentativo di intrusione per ottenere informazioni sui cybercriminali e sul modo in cui operano, distraendoli inoltre da altri bersagli.

Come funzionano gli honeypot

L’honeypot sembra un normale computer, con dati e applicazioni, un classico obiettivo per i criminali informatici. Ad esempio, un “barattolo di miele” potrebbe presentarsi come un sistema di fatturazione aziendale, spesso bersaglio di attacchi da parte di criminali che cercano di scoprire i numeri delle carte di credito. Una volta fatti entrare gli hacker inizia a tracciarli, studiando il loro comportamento per ottenere indizi su come rendere più sicura la vera rete aziendale.

Gli honeypot vengono resi particolarmente appetibili costruendoci attorno vulnerabilità di sicurezza. Ad esempio, avranno porte che rispondono a una scansione, o una password debole. Le porte vulnerabili potrebbero venire lasciate aperte per attirare gli hacker nell’ambiente honeypot, invece che nella più sicura rete aziendale.

Un honeypot non viene creato per correggere un problema specifico, come un firewall o un antivirus. È piuttosto uno strumento che raccoglie informazioni utili a capire le minacce esistenti per un’azienda e a scoprire l’emergere di nuove minacce. Con le informazionì così ottenute è possibile dare le giuste priorità agli sforzi di sicurezza.

Tipi di honeypot e modalità di funzionamento

A ogni tipo di honeypot corrisponde una diversa minaccia. In base a questa, varierà dunque anche la sua definizione. Ogni “barattolo di miele” può contribuire a una precisa ed efficiente strategia di sicurezza.

Le trappole e-mail o trappole spam piantano un falso indirizzo e-mail in una posizione nascosta, dove solo un raccoglitore automatico di indirizzi (in gergo “harvester”) possa trovarlo. Dato che l’indirizzo ha come unica funzione quella di fare da trappola spam, si è sicuri al 100% che qualsiasi mail riceva sia spam. Tutti i messaggi che contengono lo stesso contenuto di quelli inviati alla trappola saranno automaticamente bloccati e l’IP del mittente sarà aggiunto a una blacklist.

Un database esca può essere impostato per monitorare vulnerabilità software e individuare attacchi che si basino su architetture dei sistemi non sicure, iniezioni SQL, sfruttamento dei servizi SQL, o abuso delle autorizzazioni.

Un malware honeypot replica imitando le app software e API per attrarre attacchi malware. Le caratteristiche del malware potranno poi essere analizzate per sviluppare software antimalware o per eliminare vulnerabilità nelle API.

Uno spider honeypot è pensato per intrappolare i webcrawler (detti anche “spider”, cioè ragni) creando delle pagine Web e dei link accessibili soltanto ad essi. Rilevando i crawler si può imparare come bloccare i bot dannosi e i crawler di reti pubblicitarie.

Monitorando il traffico in entrata nel sistema honeypot, è possibile stabilire:

  • da dove arrivano i cybercriminali
  • il livello della minaccia
  • quale modus operandi stanno sfruttando
  • a quali dati e applicazioni sono interessati
  • quanto sono efficaci le attuali misure di sicurezza contro i cyberattacchi

Un’altra distinzione va fatta fra honeypot ad alta o bassa interazione. Gli honeypot a bassa interazione usano meno risorse e raccolgono informazioni di base sul livello e tipo di minaccia, e sulla sua provenienza. Sono facili e rapidi da preparare, spesso con semplici simulazioni di protocolli e servizi di rete TCP e IP. Ma in questi “barattoli di miele” non c’è nulla che possa trattenere gli hacker molto a lungo e non si otterranno informazioni approfondite sulle loro abitudini o su minacce complesse.

Al contrario, gli honeypot ad alta interazione mirano a far trascorrere agli hacker più tempo possibile al loro interno, fornendo molte informazioni sulle loro intenzioni e sui loro obiettivi, oltre alle vulnerabilità che sfruttano e al loro modus operandi. Immaginatelo come un honeypot particolarmente “appiccicoso”: database, sistemi e processi che possono trattenere un aggressore molto più a lungo. Questo permette ai ricercatori di stabilire dove gli hacker sono andati all’interno del sistema per trovare le informazioni sensibili, quali strumenti hanno usato per aumentare i privilegi o quali exploit hanno sfruttato per compromettere il sistema.

perché gli honeypot vengono sfruttati per la cybersecurity

Gli honeypot ad alta interazione, però, sono affamati di risorse. Crearli e monitorarli è più difficile e richiede più tempo. Possono anche rappresentare un rischio: se non sono protetti da un “muro”, un hacker particolarmente determinato e astuto potrebbe sfruttare l’alta interazione dell’honeypot per attaccare altri host di Internet o per inviare spam da una macchina compromessa.

Entrambi i tipi di honeypot si situano all’interno della honeypot cybersecurity. Sfruttando un mix di entrambi, è possibile approfondire le informazioni di base sui tipi di minaccia ottenute grazie agli honeypot a bassa interazione, aggiungendo informazioni sulle intenzioni, comunicazioni ed exploit provenienti dagli honeypot ad alta interazione.

Usando gli honeypot virtuali per creare un quadro di threat intelligence, un’azienda può concentrare la sua sicurezza informatica su ciò che davvero conta e rinforzare i suoi punti deboli nel sistema di sicurezza.

Honeypot Parte-2

I vantaggi degli honeypot

Gli honeypot sono molto utili per smascherare le vulnerabilità nei grandi sistemi. Ad esempio, si potrebbero usare per mostrare l’alto livello di minaccia posto da attacchi a dispositivi IdC. Ma possono anche suggerire modi per migliorare la sicurezza.

Usare un honeypot presenta molti vantaggi quando si cerca di individuare intrusioni in un sistema. Ad esempio, per definizione, un honeypot non dovrebbe ricevere alcun reale traffico in entrata, quindi qualsiasi attività registrata dev’essere un tentativo di esplorazione o intrusione.

In questo modo è molto più facile individuare schemi ripetuti, come indirizzi IP simili (o indirizzi IP tutti provenienti dallo stesso paese), sfruttati per mettere a segno un network sweep. Campanelli d’allarme di questo tipo, che preannunciano un attacco, sono facili da perdere fra il guazzabuglio di dati nell’alto traffico reale di una rete. Il grande vantaggio della honeypot security è che tutti questi indirizzi sono gli unici presenti e l’attacco diventa quindi facilmente identificabile.

Inoltre, gestendo volumi di traffico limitati, gli honeypot non richiedono molte risorse. A livello di hardware, serve ben poco: è possibile creare un honeypot con un vecchio computer che non si usa più. Per quanto riguarda il software, in alcuni archivi online si trovano honeypot già scritti, riducendo ancora di più lo sforzo richiesto per mettere in piedi un “barattolo di miele”.

Gli honeypot hanno un basso tasso di falsi positivi. Questo è in netto contrasto con i tradizionali sistemi di rilevamento delle intrusioni (IDS), che presentano invece un alto livello di falsi allarmi. Ancora una volta, questo aiuta ad assegnare le giuste priorità e mantiene la richiesta di risorse dall’honeypot a un basso livello. Aggiungiamo che sfruttando i dati raccolti dagli honeypot e correlandoli con altri registri di sistema e del firewall, gli IDS possono venire configurati con allerte più rilevanti, per produrre un minor numero di falsi positivi. In questo modo, gli honeypot possono aiutare a rifinire e migliorare gli altri sistemi di sicurezza informatica.

pro e contro degli honeypot

Gli honeypot possono fornire utili informazioni sull’evoluzione delle minacce. Accumulano dai sui vettori d’attacco, sugli exploit e sui malware e, nel caso delle trappole via mail, su attacchi spam e phishing. Gli hacker perfezionano le loro tecniche di intrusione in continuazione, un honeypot virtuale aiuta a individuare le minacce emergenti. Questo è anche un ottimo metodo per eliminare i punti ciechi.

Gli honeypot possono essere un ottimo strumento di formazione per lo staff tecnico di sicurezza. Un ̀”barattolo di miele” è un ambiente sicuro e controllato dove mostrare come lavorano gli hacker ed esaminare i diversi tipi di minaccia. Con uno strumento simile, lo staff di sicurezza non sarà distratto dal traffico reale della rete; potrà concentrarsi al 100% sulle minacce.

Gli honeypot sono anche in grado di catturare minacce interne. La maggior parte delle organizzazioni rivolge tutte le proprie risorse alla difesa del perimetro, per assicurarsi che nessun intruso possa penetrarlo. Ma se si difende solo il perimetro, un hacker che dovesse riuscire a superare il firewall avrebbe carta bianca una volta all’interno.

I firewall a loro volta non aiutano contro una minaccia interna, come ad esempio un dipendente che voglia sottrarre dei file prima di licenziarsi. Un honeypot può fornire informazioni altrettanto buone sulle minacce interne e mostrare vulnerabilità in aree come le autorizzazioni, che possono permettere a un intruso lo sfruttamento del sistema.

Infine, la creazione di un honeypot è in realtà un gesto altruista, che aiuta gli altri utenti. Più tempo gli hacker passano a sprecare i loro sforzi nel vostro “barattolo”, meno tempo avranno per infiltrarsi nei sistemi reali, causando danni a voi o agli altri.

I pericoli degli honeypot

Sebbene la cybersecurity dell’honeypot aiuterà a delineare l’ambiente della minaccia, l’unico attacco che potrà vedere è quello rivolto contro se stessa. Solo perché una minaccia non è stata rivolta contro l’honeypot, questo non significa che non esista. È comunque importante restare al passo con le novità nel campo della sicurezza informatica e del cybercrimine.

Un honeypot ben configurato trarrà gli hacker in inganno, facendo loro credere di aver ottenuto accesso a un sistema reale. Avrà gli stessi messaggi d’avviso all’accesso, gli stessi campi dei dati, perfino lo stesso aspetto e gli stessi loghi dei vostri sistemi. Tuttavia, se un hacker si accorge dell’inganno, potrà allora procedere ad attaccare gli altri vostri sistemi, lasciando perdere la trappola.

Una volta “toccato” l’honeypot, un aggressore potrà creare finti attacchi per distrarre l’attenzione da un vero exploit rivolto ai vostri sistemi di produzione. Inoltre, i criminali potrebbero inviare informazioni false all’honeypot.

Peggio ancora, un aggressore intelligente potrebbe sfruttare l’honeypot come modo per introdursi nel vostro sistema. Ecco perché queste esche non potranno mai sostituire adeguati controlli di sicurezza come firewall e altri sistemi di rilevamento. Potendo un honeypot servire da piattaforma di lancio per ulteriori intrusioni, bisogna far sì che tutti questi “barattoli” siano ben chiusi. Un “honeywall” può fornire una sicurezza di base all’honeypot e fermare attacchi che partendo dal barattolo possano raggiungere i vostri sistemi online.

Un honeypot dovrebbe darvi informazioni sulle priorità da assegnare ai vostri sforzi di sicurezza informatica, ma non può sostituire un’adeguata cybersecurity. Considerate quindi anche un pacchetto come Kaspersky Endpoint Security Cloud per proteggere le vostre attività commerciali. (Kaspersky sfrutta i propri honeypot per rilevare minacce su Internet, facendo il lavoro al posto vostro.)

In generale, i vantaggi dell’utilizzo di un honeypot superano di gran lunga i rischi. Gli hacker ci sembrano spesso una minaccia lontana e invisibile, ma usando un honeypot possiamo renderci esattamente conto di quello che stanno facendo, in tempo reale, e sfruttare quelle informazioni per impedir loro di raggiungere l’obiettivo.

Se hai mai esaminato i registri di autenticazione del tuo server, saprai che qualsiasi server connesso a Internet è costantemente sottoposto a una raffica di tentativi di accesso da parte degli hacker.

Anche se il tuo server è un server hobby completamente sconosciuto, gli script automatizzati lo troveranno e cercheranno continuamente di forzare l’accesso tramite SSH. Sebbene non sia probabile che riescano ad entrare finché utilizzi password complesse o altre misure di sicurezza, c’è sempre la possibilità che ci riescano.

Fortunatamente, esiste un modo utile e divertente per intrappolare questi hacker nel tuo server e tenerli troppo distratti per poter causare problemi.

Cos’è un honeypot SSH?

Per dirla in parole povere, un honeypot SSH è un’esca pensata per sembrare un frutto a portata di mano per attrarre i criminali informatici e indurli a prenderlo di mira. Ma non è un vero bersaglio e l’hacker spesso non se ne accorge finché non è troppo tardi.

 

Un honeypot può assumere molte forme e avere molti usi diversi. A volte sono poco più di una distrazione, ma altre volte vengono usati per raccogliere informazioni sull’attaccante.

Molte agenzie governative usano gli honeypot per catturare i criminali, inducendoli ad attaccare, solo per raccogliere informazioni su di loro per catturarli in seguito. Ma gli honeypot possono essere usati anche dagli amministratori di sistema che lavorano per aziende o anche solo da hobbisti che gestiscono un server Linux per divertimento.

Perché utilizzare un honeypot SSH?

Ci sono molte ragioni per cui qualcuno potrebbe voler implementare un honeypot SSH sul proprio server. In alcuni casi, potresti volerlo usare per bloccare qualsiasi connessione futura da parte loro. Forse desideri semplicemente distoglierli da veri obiettivi sul tuo sistema. Oppure potrebbe essere per scopi educativi: per aiutare a imparare come funzionano gli attacchi.

Ai fini di questa guida, stiamo usando principalmente l’honeypot come distrazione. In particolare, distrarrà l’hacker dall’attaccare parti più vulnerabili del tuo server e lo terrà anche troppo impegnato per attaccare il server di qualcun altro.

E, almeno in questo caso, il metodo utilizzato farà anche ridere.

Intrappolato in SSH

In sostanza, ciò che vogliamo fare è intrappolare l’hacker quando tenta di forzare brute force l’accesso SSH. Ci sono alcuni modi per farlo, ma uno dei più semplici è inviare lentamente un banner SSH molto lungo.

In questo modo, lo script automatizzato dell’hacker rimarrà bloccato in attesa di un banner. Questo può durare ore, se non giorni o settimane. Poiché lo script è automatizzato, l’hacker probabilmente non gli presterà molta attenzione e non noterà che è bloccato finché non sarà già trascorso molto tempo.

A volte questo fenomeno viene scherzosamente definito “SSH tarpit”, poiché lo script dell’hacker vi rimane incastrato e non riesce a uscirne da solo.

Il programma che stiamo utilizzando per raggiungere questo obiettivo si chiama endlessh ed è realizzato da skeeto.

Honeypot infinito Github

Dopo aver effettuato l’accesso al server, clona il repository. (Devi averlo gitinstallato.)

git clone https://github.com/skeeto/endlessh

Ora che hai il repository sul tuo server, dovrai passare a quella directory e compilarlo.

cd endlessh
make

Potrebbero verificarsi degli errori durante il tentativo di compilazione del programma. Ciò significa molto probabilmente che ti manca una dipendenza che il programma deve compilare. Dovrai controllare quale dipendenza dice che manca, quindi installarla con il gestore pacchetti della tua distribuzione.

Una volta che hai il programma da compilare, dovrai spostarlo nella directory bin in modo che sia nel tuo path.

sudo mv endlessh /usr/local/bin

Sarà opportuno verificare nuovamente che venga rilevato nel tuo percorso.

which endless

Dovrebbe stampare il /usr/local/bin/endlesshpercorso. Se non è così, assicurati che sia stato spostato nella directory corretta.

Ssh Honeypot che è infinito

Dopodiché, trasforma il programma in un demone di servizio in modo che possa funzionare come systemdservizio.

sudo cp util/endlessh.service /etc/systemd/system/

Una volta terminato, abilitare il servizio in modo che venga eseguito in background.

sudo systemctl enable endlessh

Ssh Honeypot Systemctl Abilita Infinito

Di default, endlessh funzionerà solo su porte superiori a 1024, ma vogliamo che utilizzi la porta SSH predefinita in modo da poter ingannare gli hacker e convincerli ad attaccarla. Per fare ciò, dobbiamo modificare il file di servizio.

In questo esempio viene utilizzato nano per modificare il file di configurazione, ma puoi usare liberamente l’editor di testo che preferisci.

sudo nano /etc/systemd/system/endlessh.service

Una volta aperto il file, rimuovi il commento dalla seguente riga rimuovendo il carattere #:

#AmbientCapabilities=CAP_NET_BIND_SERVICE

Quindi aggiungi un # all’inizio di questa riga:

PrivateUsers=true
File del servizio Honeypot Endlessh

Salvare il file ed eseguire questo comando:

sudo setcap 'cap_net_bind_service=+ep' /usr/local/bin/endlessh

Dovrai creare e impostare un file di configurazione in modo che endlessh sappia su quale porta deve essere eseguito. Dovrai prima creare una nuova directory per questo, poi creare il file di configurazione.

sudo mkdir -p /etc/endlessh
sudo vim /etc/endlessh/config

Il file di configurazione avrà bisogno solo di una singola riga. Questo dirà a endlessh di funzionare sulla porta 22, che è la porta predefinita per SSH. Lo facciamo in modo che sia un bersaglio più allettante per gli hacker. Vedranno che la porta SSH predefinita è aperta, quindi proveranno a introdursi.

Inserisci quanto segue nel tuo file di configurazione:

Port 22
Configurazione infinita di Honeypot

Dovrai avviare il servizio endlessh.

sudo systemctl start endlessh

Ecco fatto! Ora avrai endlessh in esecuzione sulla tua porta SSH predefinita e starai già intrappolando gli hacker.

Provandolo

Per essere certi che l’honeypot funzioni come previsto, fingiamo per un secondo di essere un hacker e proviamo ad accedere tramite SSH al tuo server.

ssh root@<server-ip-address>

Se tutto è stato impostato correttamente, dovresti vedere che il sshcomando è bloccato e non fa nulla. Diamo un’occhiata per vedere cosa succede realmente quando tu (o un vero hacker) impartisci questo comando.

Ripeti lo stesso comando ma aggiungi il -vvvflag per utilizzare l’opzione dettagliata.

ssh -vvv root@<server-ip-address>
Test Ssh Honeypot

Ora dovrebbe essere chiaro come questo piccolo strumento ti stia intrappolando e ti stia impedendo di accedere a SSH sul tuo server. Sta lentamente, riga per riga, inviando un banner SSH molto grande al client.

E naturalmente, poiché un hacker automatizza questa operazione tramite un bot, non si accorgerà di ciò che sta accadendo finché non avrai sprecato ore, se non giorni, del suo tempo.

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